Avevo uno sguardo spento.
Aveva uma vita spenta.
Aveva um’incrocio di dita.
E non aveva nessuno.
I suoi capelli di um colore che non saprei definire,
E perché le cose devono sempre essere definite?
Se lo domandava anche lui.
Lui che era spento.
Ma era spento per gli altri.
Non si vedeva, non ci si parlava.
Forse neanche si ascoltava.
Era quasi morto e senza parole.
Però lui sognava, aveva um mondo dentro se.
Era vivo.
Ma nessuno lo vedeva.
Nessuno lo escoltava.
Gli occhi spenti erano blu, del colore del mare.
Um mare spento però.
Fose del colore di uma mattina in Montagna,
A Dicembre,
quando la nebbia ci nasconde i piu affascinanti paesaggi.
E non vuol
dire che non siano lì.
La pelle bianca. Eccessivamente.
La pelle
che non vedeva il sole.
La pelle spenta di chi non há avuto mai um colore.
Le righe spente di una poesia spenta,
Che stanca di ripetere questa parola maledetta:
Spenta.
Il viso acarrezzato dal vento,
Le dita che gli sfiorano le orecchie,
Lui si sente, lui si vede.
Lui si sogna.
Le immagini di chi riesce ad andare altrove,
Di chi attraversa il mare,
Si occupa degli affari del sole...
Lui non è spento.
Lui non è maledettamente spento.
Lui è così.
Lui si vede qui.
Lui existe.
Lui si nota.
Lui è blu.
Lui è rosso.
Lui è giallo.
E non è grigio.
E le righe
non hanno senso.
E le righe
non bastano
Le parole si mischiano,
Confondono,
Rimangono.
Tra la confusione di essere o non essere,
Di vedersi o di ignorasi.
Lui che tutti vedavano come morto.
Lui che era spento.
Lui che era vivo.
Lui che morì da solo
E volò oltre i suoi occhi blu.

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