sexta-feira, 20 de setembro de 2013

Lui che era spento

Avevo uno sguardo spento.
Aveva uma vita spenta.
Aveva um’incrocio di dita.
E non aveva nessuno.
I suoi capelli di um colore che non saprei definire,
E perché le cose devono sempre essere definite?

Se lo domandava anche lui.
Lui che era spento.
Ma era spento per gli altri.
Non si vedeva, non ci si parlava. 
Forse neanche si ascoltava.
Era quasi morto e senza parole.

Però lui sognava, aveva um mondo dentro se.
Era vivo.
Ma nessuno lo vedeva.
Nessuno lo escoltava.

Gli occhi spenti erano blu, del colore del mare.
Um mare spento però.
Fose del colore di uma mattina in Montagna, 
A Dicembre, quando la nebbia ci nasconde i piu affascinanti paesaggi.
E non vuol dire che non siano lì.

La pelle bianca. Eccessivamente.
La pelle che non vedeva il sole.
La pelle spenta di chi non há avuto mai um colore.

Le righe spente di una poesia spenta,
Che stanca di ripetere questa parola maledetta:
Spenta.

Il viso acarrezzato dal vento,
Le dita che gli sfiorano le orecchie,
Lui si sente, lui si vede.
Lui si sogna.
Le immagini di chi riesce ad andare altrove,
Di chi attraversa il mare,
Si occupa degli affari del sole...

Lui non è spento.
Lui non è maledettamente spento.
Lui è così.
Lui si vede qui.
Lui existe.
Lui si nota.
Lui è blu.
Lui è rosso.
Lui è giallo.
E non è grigio.

E le righe non hanno senso.
E le righe non bastano
Le parole si mischiano,
Confondono,
Rimangono.
Tra la confusione di essere o non essere,
Di vedersi o di ignorasi.
Lui che tutti vedavano come morto.
Lui che era spento.
Lui che era vivo.
Lui che morì da solo

E volò oltre i suoi occhi blu.

domingo, 8 de setembro de 2013

Fora e Dentro


As asas de um anjo que não voa,
Os seus sonhos esperando;
A beleza imaculada de um sorriso claro,
Perfeito e imperfeito.
Indestrutível como a alma
E frágil como o tempo.

E eu,
Fora, de aço,
Dentro, de vidro.
Aquietando as vozes do meu corpo,
Os gritos desesperados de saudade,
A indescritível sensação de estar alí, 
E não poder estar.
Não querer.
Querer.
Voar.

Poesias vazias.
Substitutas ideais da realidade.
Momentos da fragilidade de quem está aquém, 
Toques suaves dos tecidos do vento,
Como sedas coloridas, 
Doces e Intensas.

Misturas de sensações,
Sabores no ar,
A inquietude da maré,
O transporte ligeiro do se perder,
A vida que corre, 
Os amores que vêm,
O amor que fica.
As asas que não voam.
Mas as plumas que a seda do vento leva.

Eu sinto cheiro de chuva,
E vejo uma mão branca
Limpando uma janela abafada,
E então a lua vem acompanhar
Algumas lágrimas de verão
Pra que elas não se sintam sozinhas.
E escorram lentamente
Sobre as linhas fortes e seguras do meu rosto.
Que é indestrutível como a alma,
Mas frágil como o tempo.

Saudade.

Gianluca di Valdo, 08 de Setembro de 2013